Televisione in Italia

La trasmissione regolare di programmi televisivi in Italia avvenne tra il 1939 e il 1940, quando iniziarono le riprese in diretta di trasmissioni ancora “sperimentali” con presentatori, interviste sportive in studio, canzoni, balletti, sketch e altro ancora. Per via del potenziale successo di queste trasmissioni, le grandi aziende elettrotecniche italiane iniziarono a fabbricare televisori (allora a valvole), destinate a quei pochi benestanti che potevano permettersele e che erano incuriositi da questa novità.

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Il secondo passo fu la creazione di una regolare programmazione televisiva, quindi con degli orari quotidiani prestabiliti. Tuttavia, la seconda Guerra Mondiale interruppe questo iniziale momento di sviluppo per la televisione, che riprese di fatto diversi anni dopo.

L’EIAR e la RAI – Radiotelevisione Italiana

La storia della televisione italiana, fino ad allora in mano alla EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) riprese nel 1944 dando vita alla RAI (Radio Audizioni Italiane, che successivamente nel 1954 prese il nome di RAI – Radiotelevisione Italiana). Nel 1954, il giorno del 3 gennaio, ripresero ufficialmente le trasmissioni, con l’unico canale allora attivo, quello che oggi chiamiamo Rai 1.

Le trasmissioni della RAI duravano poche ore al giorno, partendo da mezzogiorno e finendo alle 23 circa. Saltuariamente, poteva trasmettere anche in orari notturni, ad esempio per le dirette di eventi oltreoceano, per via del diverso fuso orario.

Nel 1961 nacque Rai 2.

La fine del monopolio RAI

Fino alla fine degli anni ’60 la RAI deteneva il monopolio radiotelevisivo in Italia. Questo si interruppe quando nel nord Italia si poterono ricevere anche altre emittenti come Telemontecarlo (che trasmetteva dal Principato di Monaco), TSI (per gli abitanti del Canton Ticino) e TV Koper Capodistria (per le comunità italofone delle zone a confine con l’allora Jugoslavia). Nel 1966 nacque Napoli Telediffusione Italiana Telenapoli (via cavo), nel 1971 nacque Piemonte Telebiella e poi tante altre tra qui Telegenova, Canale 3, Telemilano, Telereggio (Calabria) e tante altre emittenti il cui nome era formato dal suffisso “tele” con l’aggiunta della città capoluogo a cui facevano riferimento (Telebologna, Telebari ecc.).

Il boom del privato e il duopolio RAI – Fininvest

Sebbene non vi fosse più il monopolio, fino agli anni ’70 era stata comunque sempre la RAI a dettare legge in fatto di ascolti. Invece, dagli anni ’80, si imposero i canali Canale 5, Italia 1 e Rete 4, creati per opera di Silvio Berlusconi, già proprietario di Telemilano 58. Si trattava di canali televisivi dalla programmazione molto diversificata, che raggiungeva milioni di telespettatori ed era gratuita, trovando i propri finanziamenti nella pubblicità.

Pay TV e Digitale Terrestre

Altri due passi importanti della storia della televisione in Italia sono stati l’ingresso della Pay TV (con Tele +) e l’adozione della tecnologia del Digitale Terrestre o DTT. Con il DTT è stato attuato lo spegnimento della televisione analogica terrestre e il passaggio alla televisione digitale, che ha consentito la creazione di numerose nuove reti tematiche in chiaro, di proprietà dei network già esistenti, oltre a nuovi operatori.

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